Accettarsi significa volersi bene e desiderare di migliorare. Ti racconto perché è importante lavorare su se stessi proprio partendo da ciò che si è per vivere meglio il proprio presente e per prepararsi al futuro.
Accettarsi significa volersi bene e desiderare di migliorare. Ti racconto perché è importante lavorare su se stessi proprio partendo da ciò che si è per vivere meglio il proprio presente e per prepararsi al futuro.
Ho letto veri e propri “manifesti” pubblicati da attrici che si fanno paladine di autentiche battaglie contro il giudizio legato alla forma fisica, o più precisamente alle forme esuberanti ed alle curve generose.
Ho ascoltato in più occasioni un’influencer (è così che si dice?) molto seguita esibire il proprio fisico molto più che formoso, parlare di “accettazione” del proprio corpo arrivando ad affermare che alcune strategie a nulla servono per migliorarsi, salvo poi offrire al suo pubblico bendaggi e guainette che fanno perdere centimetri nel giro di poche ore.
Ho visto immagini di bellissime (proprio bellissime avete letto bene) giovani donne dalle forme prosperose che dai social inneggiano ad un nuovo modello estetico, sostenendo che qualche chilo in più non pregiudica la bellezza di una donna anzi, può addirittura esaltarla.
Tutte le volte però qualcosa pareva non quadrare, come se al ragionamento mancasse un pezzo, e da professionista ho sentito il dovere di fare un po’ di chiarezza, almeno condividendo il mio punto di vista.
Per prima cosa vi dico che, se la vogliamo mettere sul piano dell’estetica, ebbene…hanno ragione loro.
Tutte!
Una donna dalle forme abbondanti può davvero essere esteticamente bellissima!
E la riprova sono proprio le fotografie che questi articoli pubblicano.
Ma fino a qui stiamo parlando di estetica, che è un qualcosa che fonde canoni oggettivi comuni alla maggior parte delle persone e che nel tempo possono anche cambiare (ne è una prova la pittura di Botticelli, dove Venere è una fanciulla dalle forme a dir poco generose, perfino con un accenno di cellulite), ed emozioni personali, impressioni, che invece sono soggettive, e che proprio perché frutto del modo di sentire del singolo, non sono in alcun modo valutabili, né possono essere contraddette.
Da questo punto di vista, ovvero da quello dell’estetica, quindi è proprio così: esistono tanti tipi di bellezza e non tutti sono riconducibili a quei canoni standardizzati che spesso la società sembra imporre.
Per questo il primo passo che ciascuna donna (ma non solo, perché anche gli uomini spesso, forse solo in modo meno evidente, possono soffrire per lo stesso motivo) deve fare è accogliere il proprio corpo accettandone le caratteristiche.
Non uso il termine accogliere a caso, perché accettare secondo me è troppo poco: accettare significa semplicemente “farsi andar bene” mentre accogliere significa comprendere le caratteristiche del nostro corpo, la sua costituzione di base, ma anche che esso è in qualche modo la nostra casa, sicuramente il nostro più importante compagno di viaggio.
Perché è il nostro corpo che custodisce tutte le nostre emozioni, che permette all’energia di scorrere e di darci lo slancio per affrontare le giornate, che attraverso una serie infinita (non possiamo nemmeno immaginare) di azioni e reazioni, senza che noi nemmeno ce ne accorgiamo, provvede a noi, al nostro sostentamento, a sfruttare nel modo giusto i nutrienti, a rigenerare i tessuti quando si danneggiano, a guarirci quando ci ammaliamo.
Il nostro corpo non è bello o brutto, il nostro corpo è una macchina da guerra che dal primo all’ultimo respiro lavora per noi e per farci star bene e permetterci di essere tutto ciò che siamo. È quanto di più prezioso possediamo perché ci sostiene in tutto ciò che facciamo.
Per questo dobbiamo accoglierlo per quello che è ed averne cura: è questo il senso di accettarne le caratteristiche per comprenderle, migliorarle ed utilizzarle al meglio.
Accogliere ed accettare significa innanzi tutto comprendere, come ha detto Erich Linder, una delle più autorevoli ed influenti figure dell’editoria del ‘900, che
“Non siamo qui per essere perfetti ma per essere veri”
E poi, una volta compreso questo, ed accolte noi stesse con tutti i nostri pregi e difetti, con tutti i nostri punti di forza e le nostre debolezze, metterci al lavoro per migliorarci perché questo non significa solo “diventare ancora più belle” ma soprattutto imparare a stare bene e costruire salute per il nostro presente e per il nostro futuro.
Perché una donna (o un uomo) in sovrappeso potrà essere bellissima, ma il suo futuro, dal punto di vista metabolico è in pericolo.
Perché i “rotolini intorno ai fianchi” non sono un problema estetico, ma parte del più grande organo endocrino che possediamo, e le cellule adipose che crescono di dimensioni quando prendiamo peso (badate bene: non si moltiplicano, aumentano la loro dimensione) tendono a produrre piccole molecole che entrano nel circolo sanguigno ed a lungo andare generano un tipo di infiammazione che non porta dolore ma che danneggia le pareti interne dei nostri vasi sanguigni, esponendo il nostro sistema cardiovascolare ad un rischio che diventa più alto mano a mano che passa il tempo.
Quella che noi chiamiamo cellulite, magari scherzandoci su perché tanto è una nostra caratteristica e ci rende piacevolmente “curvy”, è una infiammazione dello spazio tra una cellula e l’altra, dove si accumulano liquidi ed in essi tossine derivanti dalle reazioni metaboliche delle cellule (quelle che permettono loro di produrre energia). Poco a poco quelle tossine rendono lo spazio fra una cellula e l’altra non più fluido ma rigido, portano a trattenere altri liquidi innescando un circolo vizioso che ancora una volta mette a rischio il nostro sistema cardiocircolatorio.
Ecco che il sovrappeso (e guardate che non sto mica parlando di obesità, non serve arrivare a tanto), soprattutto nelle giovani donne, è l’anticamera della malattia metabolica.
Diabete, disturbi cardiologici, aumento del colesterolo e conseguente rischio di malattia cardiovascolare sono solo alcune delle conseguenze di un sovrappeso troppo a lungo trascurato. Innanzi tutto sgombrare il campo dal giudizio, dalla paura e dalla confusione fra salute ed estetica.
In seconda battuta prendere atto delle proprie caratteristiche e mettere se necessario in campo una strategia per allontanare il più possibile il rischio di compromettere la nostra salute confondendo il sovrappeso con un problema puramente estetico che, appunto, non esiste e che potrebbe essere tranquillamente superato guardandoci con occhi diversi.
Eliminiamo dalla nostra mente i “troppo” e concentriamoci sul “giusto”.
Pensiamo che qualsiasi momento è “quello giusto” per compiere il primo passo, perché il primo passo parte da dentro, dall’accogliere ciò che siamo, certo, ma anche dalla fiducia di poter migliorare per stare meglio, non per essere più belle.
Cerchiamo di comprendere come siamo stati “progettati” perché ciascuno di noi appartiene (e già se ne era accorto Ippocrate, il padre della medicina occidentale) ad una differente costituzione e poi, nel pieno rispetto di essa, se qualcosa di troppo o di troppo poco c’è mettiamoci al lavoro per costruire quello stile di vita che ci porterà a valorizzare e proteggere ciò che di buono possediamo ed a ridurre o minimizzare ciò che rischia di diventare un problema.
Stile di vita è il vero significato della parola “dieta” lo sapevate?
Alimentazione come atto di amore verso noi stessi, perché strumento di cibo buono e nutriente (non necessariamente insipido o noioso!); buona idratazione (bevete acqua ragazze!!!) perché tutte le cellule vivono immerse nell’acqua e perché l’acqua è il nostro naturale costituente ed è in grado di regalarci nutrimento esattamente come qualsiasi altro alimento anzi, forse di più; movimento, cioè camminare all’aria aperta: perché non siamo stati immaginati per vivere seduti ad una scrivania o chiusi in una stanza (ma lo sapete quanto male ci hanno fatto i giorni del lockdown???).
Sono questi i primi gesti da dedicare a noi stesse per dirci che ci vogliamo bene, che ci accettiamo, anzi ci accogliamo, sul serio così come siamo.
Ecco il “pezzetto mancante” a tutti gli articoli o i post che leggevo: la salute!
Perché se è vero che la bellezza non è questione di forme, di peso e di distribuzione del grasso corporeo la salute sì. E la salute qualche volta sta anche nel “giusto peso”, nelle “giuste forme”.
Per questo motivo non facciamo di quegli articoli o di quei post un alibi per non occuparci di noi, per pensare che basti farsi andar bene ciò che si è per vivere meglio.
Per questo motivo incominciamo a pensare che accogliere noi stesse significa prendere atto dei nostri reali bisogni e organizzarci per rispondere ad essi in modo attivo e non con una passiva accettazione.
Nel rispetto delle nostre caratteristiche: se siamo dotate di “curve” manteniamole (sono bellissime!) ma nei limiti di ciò che è salute.
CONCLUSIONI
Accettare se stesse significa accogliere la propria natura e guidarla verso un percorso di salute attraverso un corretto stile di vita fatto di alimenti buoni e nutrienti, di movimento armonioso e di abbondante idratazione.
Ricordiamo che lo stare bene è un qualcosa di molto diverso dall’assenza di malattia e che giorno dopo giorno, attraverso il nostro stile di vita, noi costruiamo il nostro personale ben essere non solo presente ma anche e soprattutto futuro.
Non sempre da soli questo è semplice ed è per questo che affidarsi ad un professionista per compiere insieme un tratto di strada che ci aiuti ad elaborare le nostre personali strategie può essere la soluzione a dubbi ed incertezze.
Se sei interessata ad approfondire questo argomento, se desideri condividere la tua esperienza e farmi qualche domanda ti aspetto nei commenti qui sotto.
Se deciderai di intraprendere un percorso e hai voglia di una compagna di viaggio motivata ed attenta ti invito a lasciarmi il tuo contatto per essere chiamata per maggiori chiarimenti e, se lo deciderai, per fissare un appuntamento da me o nel mio “studio virtuale”.
Se pensi che questo contenuto possa essere utile a qualcun altro, condividilo sui social cliccando uno dei bottoni che vedi qui sotto.
Stefania
Ho letto veri e propri “manifesti” pubblicati da attrici che si fanno paladine di autentiche battaglie contro il giudizio legato alla forma fisica, o più precisamente alle forme esuberanti ed alle curve generose.
Ho ascoltato in più occasioni un’influencer (è così che si dice?) molto seguita esibire il proprio fisico molto più che formoso, parlare di “accettazione” del proprio corpo arrivando ad affermare che alcune strategie a nulla servono per migliorarsi, salvo poi offrire al suo pubblico bendaggi e guainette che fanno perdere centimetri nel giro di poche ore.
Ho visto immagini di bellissime (proprio bellissime avete letto bene) giovani donne dalle forme prosperose che dai social inneggiano ad un nuovo modello estetico, sostenendo che qualche chilo in più non pregiudica la bellezza di una donna anzi, può addirittura esaltarla.
Tutte le volte però qualcosa pareva non quadrare, come se al ragionamento mancasse un pezzo, e da professionista ho sentito il dovere di fare un po’ di chiarezza, almeno condividendo il mio punto di vista.
Per prima cosa vi dico che, se la vogliamo mettere sul piano dell’estetica, ebbene…hanno ragione loro.
Tutte!
Una donna dalle forme abbondanti può davvero essere esteticamente bellissima!
E la riprova sono proprio le fotografie che questi articoli pubblicano.
Ma fino a qui stiamo parlando di estetica, che è un qualcosa che fonde canoni oggettivi comuni alla maggior parte delle persone e che nel tempo possono anche cambiare (ne è una prova la pittura di Botticelli, dove Venere è una fanciulla dalle forme a dir poco generose, perfino con un accenno di cellulite), ed emozioni personali, impressioni, che invece sono soggettive, e che proprio perché frutto del modo di sentire del singolo, non sono in alcun modo valutabili, né possono essere contraddette.
Da questo punto di vista, ovvero da quello dell’estetica, quindi è proprio così: esistono tanti tipi di bellezza e non tutti sono riconducibili a quei canoni standardizzati che spesso la società sembra imporre.
Per questo il primo passo che ciascuna donna (ma non solo, perché anche gli uomini spesso, forse solo in modo meno evidente, possono soffrire per lo stesso motivo) deve fare è accogliere il proprio corpo accettandone le caratteristiche.
Non uso il termine accogliere a caso, perché accettare secondo me è troppo poco: accettare significa semplicemente “farsi andar bene” mentre accogliere significa comprendere le caratteristiche del nostro corpo, la sua costituzione di base, ma anche che esso è in qualche modo la nostra casa, sicuramente il nostro più importante compagno di viaggio.
Perché è il nostro corpo che custodisce tutte le nostre emozioni, che permette all’energia di scorrere e di darci lo slancio per affrontare le giornate, che attraverso una serie infinita (non possiamo nemmeno immaginare) di azioni e reazioni, senza che noi nemmeno ce ne accorgiamo, provvede a noi, al nostro sostentamento, a sfruttare nel modo giusto i nutrienti, a rigenerare i tessuti quando si danneggiano, a guarirci quando ci ammaliamo.
Il nostro corpo non è bello o brutto, il nostro corpo è una macchina da guerra che dal primo all’ultimo respiro lavora per noi e per farci star bene e permetterci di essere tutto ciò che siamo. È quanto di più prezioso possediamo perché ci sostiene in tutto ciò che facciamo.
Per questo dobbiamo accoglierlo per quello che è ed averne cura: è questo il senso di accettarne le caratteristiche per comprenderle, migliorarle ed utilizzarle al meglio.
Accogliere ed accettare significa innanzi tutto comprendere, come ha detto Erich Linder, una delle più autorevoli ed influenti figure dell’editoria del ‘900, che
“Non siamo qui per essere perfetti ma per essere veri”
E poi, una volta compreso questo, ed accolte noi stesse con tutti i nostri pregi e difetti, con tutti i nostri punti di forza e le nostre debolezze, metterci al lavoro per migliorarci perché questo non significa solo “diventare ancora più belle” ma soprattutto imparare a stare bene e costruire salute per il nostro presente e per il nostro futuro.
Perché una donna (o un uomo) in sovrappeso potrà essere bellissima, ma il suo futuro, dal punto di vista metabolico è in pericolo.
Perché i “rotolini intorno ai fianchi” non sono un problema estetico, ma parte del più grande organo endocrino che possediamo, e le cellule adipose che crescono di dimensioni quando prendiamo peso (badate bene: non si moltiplicano, aumentano la loro dimensione) tendono a produrre piccole molecole che entrano nel circolo sanguigno ed a lungo andare generano un tipo di infiammazione che non porta dolore ma che danneggia le pareti interne dei nostri vasi sanguigni, esponendo il nostro sistema cardiovascolare ad un rischio che diventa più alto mano a mano che passa il tempo.
Quella che noi chiamiamo cellulite, magari scherzandoci su perché tanto è una nostra caratteristica e ci rende piacevolmente “curvy”, è una infiammazione dello spazio tra una cellula e l’altra, dove si accumulano liquidi ed in essi tossine derivanti dalle reazioni metaboliche delle cellule (quelle che permettono loro di produrre energia). Poco a poco quelle tossine rendono lo spazio fra una cellula e l’altra non più fluido ma rigido, portano a trattenere altri liquidi innescando un circolo vizioso che ancora una volta mette a rischio il nostro sistema cardiocircolatorio.
Ecco che il sovrappeso (e guardate che non sto mica parlando di obesità, non serve arrivare a tanto), soprattutto nelle giovani donne, è l’anticamera della malattia metabolica.
Diabete, disturbi cardiologici, aumento del colesterolo e conseguente rischio di malattia cardiovascolare sono solo alcune delle conseguenze di un sovrappeso troppo a lungo trascurato. Innanzi tutto sgombrare il campo dal giudizio, dalla paura e dalla confusione fra salute ed estetica.
In seconda battuta prendere atto delle proprie caratteristiche e mettere se necessario in campo una strategia per allontanare il più possibile il rischio di compromettere la nostra salute confondendo il sovrappeso con un problema puramente estetico che, appunto, non esiste e che potrebbe essere tranquillamente superato guardandoci con occhi diversi.
Eliminiamo dalla nostra mente i “troppo” e concentriamoci sul “giusto”.
Pensiamo che qualsiasi momento è “quello giusto” per compiere il primo passo, perché il primo passo parte da dentro, dall’accogliere ciò che siamo, certo, ma anche dalla fiducia di poter migliorare per stare meglio, non per essere più belle.
Cerchiamo di comprendere come siamo stati “progettati” perché ciascuno di noi appartiene (e già se ne era accorto Ippocrate, il padre della medicina occidentale) ad una differente costituzione e poi, nel pieno rispetto di essa, se qualcosa di troppo o di troppo poco c’è mettiamoci al lavoro per costruire quello stile di vita che ci porterà a valorizzare e proteggere ciò che di buono possediamo ed a ridurre o minimizzare ciò che rischia di diventare un problema.
Stile di vita è il vero significato della parola “dieta” lo sapevate?
Alimentazione come atto di amore verso noi stessi, perché strumento di cibo buono e nutriente (non necessariamente insipido o noioso!); buona idratazione (bevete acqua ragazze!!!) perché tutte le cellule vivono immerse nell’acqua e perché l’acqua è il nostro naturale costituente ed è in grado di regalarci nutrimento esattamente come qualsiasi altro alimento anzi, forse di più; movimento, cioè camminare all’aria aperta: perché non siamo stati immaginati per vivere seduti ad una scrivania o chiusi in una stanza (ma lo sapete quanto male ci hanno fatto i giorni del lockdown???).
Sono questi i primi gesti da dedicare a noi stesse per dirci che ci vogliamo bene, che ci accettiamo, anzi ci accogliamo, sul serio così come siamo.
Ecco il “pezzetto mancante” a tutti gli articoli o i post che leggevo: la salute!
Perché se è vero che la bellezza non è questione di forme, di peso e di distribuzione del grasso corporeo la salute sì. E la salute qualche volta sta anche nel “giusto peso”, nelle “giuste forme”.
Per questo motivo non facciamo di quegli articoli o di quei post un alibi per non occuparci di noi, per pensare che basti farsi andar bene ciò che si è per vivere meglio.
Per questo motivo incominciamo a pensare che accogliere noi stesse significa prendere atto dei nostri reali bisogni e organizzarci per rispondere ad essi in modo attivo e non con una passiva accettazione.
Nel rispetto delle nostre caratteristiche: se siamo dotate di “curve” manteniamole (sono bellissime!) ma nei limiti di ciò che è salute.
CONCLUSIONI
Accettare se stesse significa accogliere la propria natura e guidarla verso un percorso di salute attraverso un corretto stile di vita fatto di alimenti buoni e nutrienti, di movimento armonioso e di abbondante idratazione.
Ricordiamo che lo stare bene è un qualcosa di molto diverso dall’assenza di malattia e che giorno dopo giorno, attraverso il nostro stile di vita, noi costruiamo il nostro personale ben essere non solo presente ma anche e soprattutto futuro.
Non sempre da soli questo è semplice ed è per questo che affidarsi ad un professionista per compiere insieme un tratto di strada che ci aiuti ad elaborare le nostre personali strategie può essere la soluzione a dubbi ed incertezze.
Se sei interessata ad approfondire questo argomento, se desideri condividere la tua esperienza e farmi qualche domanda ti aspetto nei commenti qui sotto.
Se deciderai di intraprendere un percorso e hai voglia di una compagna di viaggio motivata ed attenta ti invito a lasciarmi il tuo contatto per essere chiamata per maggiori chiarimenti e, se lo deciderai, per fissare un appuntamento da me o nel mio “studio virtuale”.
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Stefania